LA CORTE COSTITUZIONALE CENSURA LA LEGGE PUGLIA DEL 2005 SULL’ EDIFICABILITA’ DEI VINCOLI ESPROPRIATIVI NELLE ZONE DI PRG di Paolo Urbani

di 16 Maggio 2022 Senza categoria

Sentenza n. 120 del 2022

 

La Corte ritiene fondata, per violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera l) Cost., in riferimento all’«ordinamento civile», la questione di legittimità costituzionale dell’art. 19, comma 2, della legge reg. Puglia n. 3 del 2005,secondo cui « sono da considerarsi, comunque, sempre legalmente edificabili tutte le aree ricadenti nel perimetro continuo delle zone omogenee di tipo A, B, C e D, secondo le definizioni di cui al D.M. 2 aprile 1968, [n. 1444] (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi, da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’articolo 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765), comprese anche le aree a standard a esse riferite».

La legge del 2005, infatti, prevedeva che sono da considerarsi comunque sempre legalmente edificabili tutte le aree ricadenti nel perimetro nelle zone di piano regolatore richiamate, creando sotto questo profilo effetti sulla determinazione dell’indennità di esproprio.

In altre parole, considerare edificabili anche le aree oggetto di vincoli espropriativi per la garanzia degli standards incide non solo sull’indennità di esproprio ma crea una disparità di trattamento tra proprietari ledendo la materia dell’ordinamento civile riservata alla competenza esclusiva dello Stato.

Nella difesa la Regione ha richiamato il principio della perequazione a difesa della legittimità della norma ma il riferimento è inappropriato poiché è vero che il modello perequativo assegna un’edificabilità virtuale a tutte le aree indipendentemente dalla destinazione d’uso ma esclude l’apposizione di vincoli espropriativi per garantire gli standards prevedendo, come noto, la cessione gratuita delle aree e lo spostamento delle volumetrie esistenti su altra area perequata.

La questione sollevata dalla Corte di Cassazione sez. I civile con ordinanza 14 aprile 2021 n° 120 ha messo in evidenza – non è mai troppo tardi – una delle tante incongruenze presenti nella legislazione regionale.