DAL CONSUMO DI SUOLO ALLA RIGENERAZIONE di Matteo Boscolo Anzoletti

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 DAL CONSUMO DI SUOLO ALLA RIGENERAZIONE 

1. Il suolo come bene comune. 

La città è il luogo nel quale si produce la maggior parte del prodotto interno lordo, e nella quale avviene, segnatamente, la maggior parte dei consumi. C’è, poi, un fatto del quale il PIL, come ebbe a sottolineare Robert Kennedy1, non si potrà mai occupare direttamente, ed è la felicità. Anch’essa ha una grande quota di sviluppo all’interno delle città. Si comprende, pertanto, per quale motivo aver cura di essa e, se necessario, agire per rigenerare sue parti sia di preminente importanza. 

1 Discorso pronunciato il 18 marzo 1968 all’università del Kansas. 

2 Commissione Europea, 16 aprile 2002. 

3 Articolo 1, comma 1, L. R. Veneto n. 14/2017. 

4 AA. VV., Contenimento del consumo di suolo e rigenerazione urbana, Padova 2017, p. 72-74. 

In passato ci furono altri tentativi per pervenire alla rigenerazione, il più quotato dei quali parve la società di trasformazione urbana (STU), ex articolo 120 del T.U. 267 del 18 agosto 2000, in materia di ordinamento degli enti locali. Tuttavia, alla prova dei fatti, tale istituto giuridico non sortì i risultati sperati. E poiché possono esistere parti di città anche grandi un tempo operose e oggi degradate, dalla fucina creativa dell’urbanistica è stato realizzato l’istituto della rigenerazione, strumento più agevole. 

Il punto di partenza è la considerazione del suolo come bene comune essenzialmente non rinnovabile, facile al degrado e piuttosto lento alla rigenerazione2. Il degrado provoca il cambiamento della natura o della copertura del suolo, che ne elimina la permeabilità. Una rinnovata e diversa considerazione del suolo permette di coglierne la fondamentale importanza per la qualità della vita delle generazioni attuali e future, per la salvaguardia della salute, per l’equilibrio ambientale e per la tutela degli ecosistemi naturali, nonché per la produzione agricola finalizzata non solo all’alimentazione ma anche ad un’insostituibile funzione di salvaguardia del territorio3, secondo competenze ripartite tra i Comuni, le Regioni e lo Stato, nell’ottica dell’interrelazione tra le aree urbane e quelle naturali4. 

La rigenerazione consolidata costituisce uno dei capisaldi del superamento del consumo di suolo. Va considerato che rigenerare significa anche aumentare il valore economico della città. Questi sono gli ambiti urbani di rigenerazione: le aree ricadenti negli ambiti di urbanizzazione consolidata, caratterizzati da attività di notevole consistenza, dismesse o da dismettere, incompatibili con il contesto paesaggistico, ambientale o urbanistico, nonché le parti significative di quartieri urbani interessate dal sistema infrastrutturale della mobilità e dei servizi; tali ambiti sono assoggettabili ai programmi di rigenerazione urbana sostenibile, finalizzati alla sostenibilità ecologica e all’incremento della biodiversità in ambiente urbano; al contenimento del consumo di suolo; alla riduzione dei consumi idrici ed energetici mediante l’efficientamento delle reti pubbliche e la riqualificazione del patrimonio edilizio; all’integrazione sociale, culturale e funzionale mediante la formazione di nuove centralità urbane, alla qualità degli spazi pubblici, alla compresenza e all’interrelazione di residenze, attività economiche, servizi pubblici e commerciali, attività lavorative, nonché spazi ed 2 

attrezzature per il tempo libero, per l’incontro e la socializzazione, con particolare considerazione delle esigenze dei soggetti con disabilità; al soddisfacimento della domanda abitativa e alla coesione sociale, mediante la realizzazione di interventi di edilizia residenziale sociale; all’integrazione delle infrastrutture della mobilità veicolare, pedonale e ciclabile con il tessuto urbano e, più in generale, con le politiche urbane della mobilità sostenibile e con la rete dei trasporti collettivi. Tale rilevanza deriva dal fatto che nel quadro di un’efficace rigenerazione urbanistica importante è l’approccio connettivo della città, che necessita di mezzi di trasporto pubblici e di numerose piste ciclabili; queste ultime fortemente connesse tra loro, in modo da unire al massimo i vari quartieri che compongono la città, riducendo al minimo l’impatto dell’anidride carbonica sul territorio e su chi lo vive. Ciò nell’ottica di una città pensata per la generazione presente, ma rivolta in modo sostenibile a quelle future. 

Nel quadro della rigenerazione urbana, significativa è, inoltre, la partecipazione attiva degli abitanti alla progettazione e gestione dei programmi di intervento, così come l’innovazione e sperimentazione edilizia e tecnologica, per promuovere la sicurezza e l’efficientamento energetico, lo sviluppo di nuove economie e di nuova occupazione, e la sicurezza sociale ed il superamento delle diseguaglianze sociali5. A questi obiettivi, oggetto di particolare e attuale attenzione da parte dell’ONU6, è possibile pervenire soltanto quando la rigenerazione urbana7 abbia una connotazione inclusiva, e l’urbanistica sia considerata come il luogo nel quale la pluralità dei cittadini trovino valorizzazione a partire da quello che sono. Una città inclusiva, in grado di superare barriere e steccati, è una città migliore. 

5 Articolo 2, lettera h), L. R. Veneto n. 14/2017. 

6 Agenda 2030 delle Nazioni Unite. 

7 Si veda la Convenzione ONU contro la desertificazione. 

8 Articolo 7 L. R. Veneto n. 14/2017. 

Sotto il profilo tecnico, in recepimento dei criteri dettati dalla Giunta regionale ex articolo 4, comma 2, lettera h) della legge sul consumo di suolo, il PAT ha lo scopo di individuare gli ambiti urbani di rigenerazione assoggettabili a programmi di rigenerazione urbana sostenibile, mentre il PI deve fissare i perimetri e deve dettare gli indirizzi, indicando le modalità di trasferimento delle attività improprie, le destinazioni d’uso incompatibili e le misure occorrenti a raggiungere gli obiettivi. In questo modo la pianificazione comunale non entra nel dettaglio, ma da linee di indirizzo che saranno completate attraverso il dialogo tra le parti pubbliche e quelle private, per mezzo di consultazioni. Una volta delineato ciò, i soggetti pubblici o privati aventi titolo presentano al Comune un programma di rigenerazione urbana sostenibile, e il Comune ne verifica la coerenza con quanto indicato nel PI. Sono, dunque, indicate le eventuali varianti urbanistiche necessarie. L’ultimo passaggio implica una relazione economica con un piano economico-finanziario di massima afferente il rapporto costi-benefici, ma soprattutto la serietà e la fattibilità dell’operazione. Tra la cornice di indirizzi comunale e l’accordo di programma finale sussiste un rapporto di consequenzialità, ma non di dipendenza8. 3 

L’obiettivo primigenio della legge è restituire il suolo consumato alla sua condizione agricola, ovvero pervenire alla sua rigenerazione in un bilancio tendenzialmente pari a zero tra consumo e ripristino. Per pervenire a questo ambizioso obiettivo è stato stabilito da un lato l’azzeramento del consumo di suolo non ancora urbanizzato attraverso la programmazione regionale e comunale; dall’altro, l’orientamento delle amministrazioni comunali e degli operatori del settore verso la rigenerazione e lo sviluppo di tipologie edilizie ecocompatibili9, avvalendosi della collaborazione e del contributo attivo di università, enti di studio e centri di ricerca, associazioni professionali, imprenditoriali e culturali. 

9 AA. VV., Contenimento del consumo di suolo e rigenerazione urbana, Padova 2017, p. 141-142. 

10 Articolo 4, comma 1, L. R. Veneto n. 14/2017. Si veda la deliberazione della Giunta regionale n. 668 del 15 maggio 2018, in Bur n. 51 del 25 maggio 2018. 

11 AA. VV., Contenimento del consumo di suolo e rigenerazione urbana, Padova 2017, p. 147-148. 

12 Portati anche alla Biennale Architettura di Venezia. 

Importante è lo strumento previsionale assunto dalla Giunta regionale, in base al quale essa si assume il compito di definire la quantità massima di consumo di suolo e la sua ripartizione per ambiti comunali o sovracomunali omogenei. Il che costituisce la premessa per le nuove costruzioni realizzate con tecniche e materiali di ultima generazione10. Se la relazione con il suolo e le costruzione che su di esso insistono è funzionale all’ottimizzazione del suo consumo, nonché al miglior modo per costruire, sotto il profilo dell’agricoltura ogni in base alla legge sul consumo di suolo esso non è soltanto considerato come un luogo di produzione degli alimenti, ma anche come luogo di difesa e salvaguardia del territorio. Tale considerazione nasce dalla constatazione che non è possibile urbanizzare senza una pianificazione che permetta di comprendere in anticipo i rischi che potrebbero derivare dalla medesima. Importante è, da ultimo, considerare il fondo stabilito per la rigenerazione urbana sostenibile, che permette di rendere concreta la progettualità realizzata11. 

Sul punto, importante è considerare come anche nelle situazioni più complesse il criterio per un adeguato modo di costruire ci viene dalla natura. Basti pensare al modo, praticamente perfetto, di costruire gli alveari delle api, e le dighe dei castori. Nell’epoca contemporanea il modo di realizzare le dighe olandesi è, come di consueto, in linea con i criteri tecnologici più avanzati in quanto, prima di tutto, sono state considerate le conseguenze che nel tempo l’antropizzazione potrebbe provocare a livello globale. Interessante, al riguardo, è il progetto di una diga che limiterebbe fortemente i livelli del global warming sul territorio, ma che non è stata realizzata per il fatto che inciderebbe sulla corrente del golfo, e per le conseguenze climatiche che da ciò potrebbe derivare al continente europeo. 

Un altro interessante approccio alla rigenerazione, soprattutto in territori sismici, è dato dalle tecniche costruttive giapponesi, in costante evoluzione con riferimento alla costruzione dei palazzi e delle pagode sin dal VII secolo, e che ha portato a una flessibilità resistente degli edifici. Segnatamente, significativi in una chiave rigenerativa sono i giardini, dai più antichi babilonesi, giapponesi, all’italiana e all’inglese, sino ai più contemporanei di Anna e Lawrence Halprin12. I quali contribuiscono a dare bellezza e valore economico a un 4 

territorio precedentemente degradato anche in modo accentuato in un equilibrio tra uomo e natura13. 

13 Corpi-paesaggi, corso organizzato in materia di paesaggio nel mese di febbraio 2021 dalla Fondazione Benetton. 

Il termine rigenerazione deriva dalla radice “ghen” del verbo greco ghìgnomai, che significa nascere, e dal prefisso latino re, che indica il rinnovarsi di un fatto. E’, dunque, di tutta evidenza che, se da un lato la rigenerazione è la rinascita di un territorio, dall’altro ciò comporta il riferimento a parametri (anche significativamente) differenti rispetto a quelli che ne hanno comportato il deterioramento. Rigenerare significa, dunque, valorizzare un territorio deteriorato a causa di un tipo di utilizzo protratto nel tempo che rischia di comprometterlo. Essa permette di metterne in evidenza le potenzialità naturali, sviluppandole in linea con un utilizzo pubblico o privato contemporaneo capace di futuro, che sia in grado di generare anche un valore economico accresciuto. 

2. Rigenerazione urbana. 

Un esempio di rigenerazione urbana sovviene dall’area ex manifattura Tabacchi di Verona. Compiuta per mezzo di una partnership pubblico-privato, la rigenerazione mira a riconnettere il quartiere fieristico con il centro cittadino, passando per la futura stazione dell’alta velocità. Il progetto, chiamato Verona 2030, dalla variante urbanistica che la consente sotto il profilo della pianificazione, implica un collegamento con il centro della città attraverso tramite filobus e ciclopedonale, e prevede la costruzione di luoghi di ristorazione, alberghi uffici, poliambulatori, con piazze in cui ci si possa incontrare e strade di collegamento. Fondamentale e strutturale è la visione della rigenerazione urbana, che consiste in due obiettivi tra loro interconnessi: far stare meglio e creare valore. 

La rigenerazione urbana proietta la città verso il futuro. Nell’ambito della rigenerazione urbana, di particolare pregio sono gli ecoquartieri, sviluppati da tempo nel nord Europa, e oggi in espansione. Un esempio è quello desumibile a Goteborg, ultimato nel 2001, che ha particolarmente valorizzato l’efficienza ambientale e la qualità architettonica. Nel 1993 per mezzo della Solar city di Linz (Austria) si è data grande attenzione al layout, ai materiali e alle soluzioni impiantistiche, ma anche all’accessibilità e agli spazi pubblici. A Stoccolma negli anni ’90 è avvenuto il recupero delle aree portuali, con un’innovazione che ha coinvolto anche il ciclo delle acque. Ultimo, ma non in ordine di importanza, l’esempio di Amburgo, del 2000, in cui le aree dismesse del porto sono state trasformate in edilizia pubblica, nella quale è stata sviluppata l’efficienza energetica e la qualità architettonica, con forti investimenti sulla ciclopedonalità. 

Importanti e ambiziosi apporti in merito alla rigenerazione vengono anche da Oslo capitale europea green 2019, nella quale vi è stata una forte riduzione delle emissioni di anidride carbonica per mezzo di piste ciclabili, pannelli fotovoltaici, e la realizzazione di monolocali e bilocali per studenti ricavati dal recupero di ex silos per mezzo di un’economia circolare. Con, inoltre, la valorizzazione della foresta e la piantagione di alberi, che hanno anche implementato il valore economico della città. Un approccio green alla città deriva dalla valorizzazione a Milano dei giardini esistenti, e dalla realizzazione di numerosi nuovi, anche 5 

su impulso di un nuovo approccio al costruire che deriva dall’architetto Stefano Boeri. Sotto il profilo del risparmio energetico, l’isola danese di Samso rappresenta un forte e innovativo esempio, realizzato dagli stessi abitanti dell’isola, e che ha portato a poter vendere l’energia che esubera dall’autoproduzione14. 

14 Oggi i preziosi risultati raggiunti sono racchiusi nella Samso Energy Academy. 

15 L. EINAUDI, Lezioni di politica sociale, Torino 1964, p. 231 e ss. 

16 A CUZZOCREA, Che fine hanno fatto i bambini, Milano 2021. 

17 G. F. MANCINI, Commento all’articolo 4, in Commentario della Costituzione, a cura di G. Branca, Bologna 1978, p. 199 e ss. 

Sotto il profilo sociale, anche attraverso l’urbanistica, compito della Repubblica è saper sovvenire adeguatamente tutti gli attori che la compongono, senza obliterare nessuno nel quadro dell’uguaglianza dei punti di partenza, motore di sviluppo integrale15. E la rigenerazione urbana può svolgere un ruolo molto importante anche in questo importante senso. Questo aspetto è stato implementato in Gran Bretagna sin dall’età vittoriana. Attraverso la rigenerazione si muovono le mosse da periferie e aree urbane degradate, per pervenire alla coesione e all’inclusione sociale. Un altro esempio applicabile alla rigenerazione prevede una progettazione inclusiva per autistici. In concreto, i fattori ambientali limitano o facilitano; pertanto, lo spazio può essere tale da generare attraverso la rigenerazione inclusione, benessere e creare benefici per tutti per mezzo di soluzioni su misura attraverso una connessione con il borgo. Un interessante aspetto di rigenerazione sociale è riferito ai bambini, che costituisce il tema della prossima Biennale dello Spazio pubblico, organizzata dal Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre. Se, infatti, fino a qualche decennio fa gli spazi di gioco e incontro per i bambini erano facilmente reperibili all’interno di cortili e spazi aperti, da tempo il loro reperimento è sempre più difficile16. E ciò è in totale dissenso con l’insegnamento di Maria Montessori, che considerava come l’educazione debba avvenire a misura di bambino, con i necessari spazi di riferimento dove il diritto al gioco e alla lettura siano motore di accesso alla cultura. Un altro aspetto inerisce il fatto che importante è considerare che l’urbanistica rigenerata deve essere tale da valorizzare le persone anziane, con realtà che ne esaltino il prezioso significato sia individualmente sia come parti del loro tessuto sociale per mezzo di vari e qualitativi ambiti di partecipazione. Infatti, il presente e il futuro hanno le loro radici nel loro. Un ulteriore strumento di rigenerazione è il social housing, che a Taranto è servito per ripopolare la città vecchia. Trasformare i quartieri significa intervenire sugli edifici e sulla popolazione. Un’urbanistica ambiziosa ha, dunque, una connotazione di grande valorizzazione sociale. E il Recovery Plan nasce per essere, al riguardo, strumento di rigenerazione all’interno della transizione ecologica. 

3. Rigenerazione industriale. 

Nel caso in cui la rigenerazione riguardi un territorio precedentemente industrializzato, sovviene in primo luogo il riferimento al significato di lavoro e impresa secondo la Costituzione; e, in secondo luogo, se tra tutela delle condizioni di lavoro e conduzione dell’impresa vi sia contraddizione. In un legame strutturale tra gli articoli 4, 35 e 41 della Costituzione, vi è l’affermazione del diritto al lavoro, il quale deve essere tutelato dalla Repubblica in tutte le sue forme e applicazioni17. In base all’articolo 41 della Costituzione, 6 

l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. Con programmi e controlli perché essa possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. Peraltro, in relazione all’articolo 41 della Costituzione, la Corte costituzionale si è pronunciata nel 201318 affermando il bilanciamento tra diritto alla salute e attività d’impresa; una successiva pronuncia del 201819 ha, quindi, affermato che il lavoro deve essere sempre svolto in modo da non recare danno ai lavoratori, e che devono essere rimosse le cause ostative alla tutela della salute. Al riguardo, di particolare rilevanza è il principio di precauzione, di derivazione comunitaria20. Tutto ciò è stato efficacemente applicato all’interno di rigenerazioni avvenute nella Ruhr (Germania), a Bilbao (Spagna) e a Pittsburgh (Stati Uniti), in cui è stata generata nuova economia rigenerando il territorio. 

18 Corte costituzionale, sentenza n. 85/2013. 

19 Corte costituzionale, sentenza n. 58/2018. 

20 Articolo 174 del Trattato di Amsterdam. 

21 Madrid, Museo Reina Sofia. 

22 Siena, Palazzo pubblico. 

Una efficace rigenerazione comporta un nuovo concetto di sviluppo, con un’economia differenziata integrata, caratterizzata da innovazioni sociali, economiche, tecnologiche, cultura, turismo e agricoltura, in cui la relazione tra innovazione e industria sia diretto da start up, sfruttando la posizione geografica e le infrastrutture. In questo modo attraverso la rigenerazione urbana si rigenerano l’assetto urbano, le aree produttive, le infrastrutture per una mobilità sostenibile, la pesca, il turismo e la cultura in funzione economica. E ciò avviene premiando chi riusa e trasforma un’area precedentemente utilizzata. Se prima della rigenerazione il territorio era paragonabile alla drammaticità di Guernica di Pablo Picasso21, e di alcune pitture di William Turner e di John Constable, una volta compiuta il paragone si potrà fare con La città ben governata dagli Effetti del Buon Governo, di Ambrogio Lorenzetti22. 

La pandemia ha sicuramente un’incidenza sul vivere e, a livello urbanistico, induce a ritenere che soluzioni individualistiche siano di breve respiro e non portino soluzioni efficaci. In questo senso la rinascita post-pandemica diventa criterio metodologico, ed è interessante per l’urbanistica, a maggior ragione per la rigenerazione. Se sovente le cause che hanno condotto al bisogno di rigenerazione debbono essere inquadrate in uno sguardo particellare, la rigenerazione mostra che soltanto se voluta per sovvenire tutti, sarà veramente utile. 

La rigenerazione deve tener conto della relazione tra l’uomo e il territorio, in funzione di una deantropizzazione di ciò che è superfluo per un’urbanistica di qualità rivolta al futuro. Essa era facile sino a quando fino a qualche decennio fa era generativa di una mitopoiesi del territorio, svilito da un uso deteriorativo, che in precedenza fu forte di un ben maggiore valore economico. 

Matteo Boscolo Anzoletti – Università di Padova