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Le Sezioni Unite chiariscono i confini giurisdizionali del TSAP PDF Stampa E-mail
Scritto da Manuel Bordini   
martedì 23 giugno 2009

Image La Corte di Cassazione in sede di regolamento di giurisdizione ex art. 362 cpc torna sul controverso tema dei presupposti fondanti la giurisdizione del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche.

La Suprema Corte Regolatrice, nella sentenza n. 9149 del 17 aprile 2009, statuisce che quei  provvedimenti che, sebbene non costituiscano esercizio di un potere propriamente attinente alla materia delle acque pubbliche ma comunque riguardino l'utilizzazione del demanio idrico, incidendo in maniera diretta ed immediata sul regime delle acque stesse sono ricorribili avanti al TSAP.

Nel caso oggetto della citata pronuncia, pertanto,  il diniego della concessione edilizia per motivi relativi alla vicinanza al fiume dell'immobile da realizzarsi e ricadente in zona comunque interessata da possibili esondazioni, deve esser deciso dal Tribunale superiore per le acque pubbliche in ragione delle incidenza, non solo diretta ed immediata ma anche per ragioni di connessione (sentenza n. 10846 del 12 maggio 2009), che i provvedimenti stessi hanno, anche solo potenzialmente, sul regime delle acque pubbliche (giova ricordare che a seguito della l.n. 36 del 1994 art. 1 e del dlgs 152 del 2006 art. 144 tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorche non estratte dal sottosuolo, appartengono allo Stato). Nel caso di specie, la nuova costruzione avrebbe costituito oltre che un rischio per le persone, anche un impedimento al libero deflusso delle acque condizione irrinunciabile per il corretto assetto idrogeologico del territorio interessato.

La stessa Corte, nella recente pronuncia n.10846 del 12 maggio 2009, rilevando come i criteri di attribuzione della giurisdizione del TSAP dettati dal T.U. delle Acque Pubbliche n. 1175 del 1933, non siano stati oggetto di modificazione alcuna nemmeno dal  D.P.R. n. 327, art. 58 che, con specifico riferimento alla disciplina di cui al R.D. n. 1175 del 1933 abroga gli artt. 29, 33, 34 e 123, e delle altre norme riguardanti l'espropriazione lasciando quindi impregiudicate le norme in tema di riparto di giurisdizione ed in particolare, per le  funzioni attribuite al Tribunale delle Acque Pubbliche l' art. 143.

 In particolar modo la S.C., ribadendo i principi desumibili dalla normativa vigente e dalla consolidata giurisprudenza di legittimità e merito, afferma che anche in caso di espropriazione d'urgenza ai sensi del d.p.r. 327 del 2001, i provvedimenti di occupazione ed espropriativi ivi compresi le relativi vicende (annullamento, revoca, riforma) sono ricorribili avanti al TSAP in quanto provvedimenti destinati comunque ad incidere sull'opera idraulica e di converso sul regime delle acque. Appare quindi priva di pregio giuridico la tesi che fa discendere dalla natura provvedimentale dell'atto di esproprio il presupposto per la giurisdizione del giudice amministrativo. Il criterio che delinea la Corte per ripartire la giurisdizione è quella della connessione con il regime delle acque pubbliche  a nulla rilevando la circostanza che si incida sul regime delle acque per la realizzazione di un'opera idraulica, per la salvaguardia dell'ambiente, per la tutela di un bene di interesse culturale oppure che si tratti del parere non favorevole dell'ufficio del Genio civile al rilascio di una concessione edilizia in area che, benchè urbanizzata, è comunque destinata all'esondazione delle acque fluviali.

SENTENZA SS.UU. n. 9149

 

 

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